Uniswap cambia la DeFi con la revenue share

Uniswap sta lottando contro la SEC per attivare la revenue share per i suoi token holder.

Contenuti dell'articolo

La dApp più importante della DeFi

Se dovessimo fare un gioco per selezionare la dApp più importante di tutta la DeFi, siamo sicuri che molti utenti sceglierebbero Uniswap, ovvero l’exchange decentralizzato che più di tutti si è imposto come leader di mercato in quasi tutte le blockchain disponibili.

Questa è stata la dApp che, in un certo senso, ha creato la DeFi, grazie all’incredibile innovazione dell’AMM, ovvero dell’Automated Market Maker; il sistema di pool che permette a chiunque di scambiare una crypto senza avere una controparte a scambiare il token opposto.

Senza questa invenzione, portata a termine dal team di Uniswap nel novembre del 2018, non sarebbe possibile scambiarsi i token nei vari DEX come facciamo tutti i giorni e l’intera DeFi sarebbe ancora allo stato primordiale.

Uniswap oggi

Oggi Uniswap, grazie anche all’aggiornamento della sua terza versione che ha introdotto il concetto di liquidità concentrata, è il DEX che raccoglie più volumi nelle principali blockchain della DeFi come per esempio, Ethereum, Arbitrum e Optimism.

Dunque, questo è anche un business che guadagna milioni di dollari ogni giorno grazie alle commissioni pagate dagli utenti.

Queste commissioni pagate dagli utenti vengono poi distribuite ai liquidity providers, ovvero coloro che mettono a disposizione la loro liquidità nelle pool di Uniswap. In base alla tipologia di pool e di token depositati, vi è una diversa commissione, che varia da un minimo di 0,01% a un massimo di 1%.

Qualcosa sta cambiando

Fino a qualche mese fa, Uniswap, come protocollo, non guadagnava nulla dalle transazioni degli utenti, in quanto tutte le commissioni venivano distribuite a coloro che depositavano la liquidità nelle varie pool e permettevano il trading dei vari token.

Recentemente, però, come era facile prevedere, Uniswap ha aggiunto quella che hanno chiamato “interface fees”, ovvero una piccola commissione extra destinata alla fondazione che controlla Uniswap. Questa viene applicata se uno swap è completato tramite la pagina principale di Uniswap e non tramite aggregatori come 1inch.

Questa commissione è stata inserita con l’obiettivo di rendere il sistema più sostenibile, permettendo anche alla fondazione e al progetto di avere dei guadagni per gestire tutte le spese associate al protocollo. Attualmente questa è stata impostat allo 0,25% ma potrebbe anche cambiare in futuro.

Distribuzione delle fees per i token holder

Finora abbiamo capito che le commissioni generate dal protocollo vengono in gran parte collezionate dai liquidity providers, poiché Uniswap ha tutto l’incentivo ad attirare il maggior quantitativo di liquidità possibile, e in parte anche dal protocollo, con l’obiettivo di renderlo più sostenibile in futuro.

Ma in tutto questo non abbiamo mai parlato dei token holder, ovvero coloro che possiedono i token UNI e di fatto possiedono e controllano il protocollo. Ovviamente anche loro vorrebbero guadagnare parte delle commissioni generate da Uniswap.

Negli ultimi mesi questo è stato l’argomento principale delle discussioni nei gruppi social di Uniswap e si sono completate varie proposte all’interno della DAO per implementare un sistema che permettesse ai possessori del token UNI di ricevere una parte delle commissioni generate.

Il primo passo verso questa direzione è stato compiuto con un “Temperature Check”, ovvero una votazione fatta con l’obiettivo di capire l’opinione di tutti i token holder riguardo a un determinato argomento. Il “Temperature Check” ha dato un risultato estremamente positivo, con il 100% dei voti a favore di questa proposta e con il token UNI che è schizzato verso l’alto.

Problemi e opportunità

Da quel momento, la Uniswap Foundation ha iniziato a lavorare attivamente alla questione, ma subito dopo sono iniziati anche i problemi.

La possibilità di distribuire parte delle commissioni ai token holder è infatti una questione spinosa, soprattutto dal punto di vista legale, che potrebbe far ricadere il token UNI sotto la tanto temuta etichetta di security.

Qualche settimana dopo che la discussione riguardo alla revenue share era iniziata, Uniswap ha ricevuto un wells notice”, ovvero una notifica di imminente controllo, da parte della SEC, l’ente che regola le securities in America .

Uniswap non si è fatto intimidire e ha poi risposto alle accuse della SEC, dichiarando di voler continuare il suo percorso all’interno della DeFi, attuando anche la futura revenue share per i token holder.

Situazione attuale sulla revenue share per i token holder

La situazione, dopo la prima proposta e l’inizio della discussione da parte della community, è in un momento di stallo. La votazione on-chain ufficiale per attivare la revenue share per i possessori del token UNI doveva avvenire il 31 maggio, ma a causa di problemi tecnici è stata rimandata a data da destinarsi.

Tutta la community di Uniswap e non solo rimane ora in attesa della proposta finale, anche se molti sono preoccupati che i “problemi tecnici” a cui il team di Uniswap fa riferimento siano in realtà problemi legali, legati alle controversie con la SEC.

Se però questa proposta verrà effettivamente votata e accettata dalla DAO, altri progetti come Aave o MakerDAO potrebbero seguire l’esempio e attuare revenue share simili a quella proposta da Uniswap.

Questo cambierebbe ancora una volta la DeFi, rendendola un luogo di investimento ancora più appetibile, anche per entità più istituzionali, attratte da ciò che in finanza tradizionale sono definiti dividendi.

Rimaniamo dunque in attesa dei futuri aggiornamenti e vi consigliamo di seguire il nostro canale Telegram per rimanere aggiornati sulle prossime novità riguardo Uniswap e non solo.

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