SafeMoon dichiara bancarotta e il token crolla

Ieri il progetto SafeMoon ha annunciato la sua bancarotta, presentando una richiesta per il Chapter 7.
safemoon scam

Breve panoramica di SafeMoon

SafeMoon si presentava come una dApp progettata per essere un punto di riferimento nell’ecosistema del Web 3.0. Tra i suoi servizi, SafeMoon offriva lo swap di token e il bridge tra diverse blockchain. Descritta nella sua landing page come “Una rete, una piattaforma e prodotti Web3 innovativi”, SafeMoon mirava a connettere gli utenti con una comunità di finanziatori e sostenitori del web 3.

Se pensate che questa descrizione sia un po’ fumosa e poco precisa avete totalmente ragione e questa terminologia era probabilmente utilizzata per coprire la vera natura del progetto, ovvero creare un token fittizio e venderlo ai crypto investitori.

Il lancio del token e la bancarotta

Il lancio del token SafeMoon aveva catturato l’attenzione di tutto il mondo crypto nel 2021 grazie ad un aumento impressionante del 1400% nelle prime settimane di vita. Tuttavia, fin dall’inizio, iniziavano a sorgere dubbi relativi alla legittimità di questo progetto con molti utenti che lo etichettavano come una potenziale truffa. Le recenti vicende purtroppo sembrano confermare queste preoccupazioni.

Il 14 dicembre infatti SafeMoon ha ufficializzato la sua situazione di insolvenza, optando per la procedura di bancarotta del Chapter 7, nota come “bancarotta di liquidazione”. La decisione è stata presentata presso il Tribunale fallimentare degli Stati Uniti per il Distretto dello Utah, con l’avvocato Mark Rose e sotto la supervisione del giudice Joel Marker. A differenza del Chapter 11, che cerca di riorganizzare e rilanciare un’azienda, il Chapter 7 implica una liquidazione completa degli asset, chiudendo ogni possibilità di un futuro rilancio del progetto.

Indizi di un progetto scam

Le speculazioni sulla natura fraudolenta di SafeMoon avevano iniziato a farsi sempre più consistenti un mese fa quando la SEC americana aveva ordinato l’arresto degli amministratori della dApp. L’accusa era che avessero sfruttato l’euforia del mercato rialzista per lanciare il loro token con il solo obiettivo di vendere le proprie allocazioni senza che il progetto creasse alcun servizio o prodotto.

Semplicemente analizzando il grafico si nota il più classico dei pattern pump and dump, ovvero quello dove chi lancia il token cerca di ottenere un pump nei primi istanti di vita, per poi vendere le sue allocazioni e creare dunque il dump che determina la morte di quel token e progetto.

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