Lo staking di ETH, spiegato in modo semplice

Lo staking di ETH spiegato in breve e nella maniera più semplice possibile.

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Dubbi relativi allo staking

Una delle strategie di investimento più popolari e considerate a minor rischio nel settore della DeFi è sicuramente lo staking di ETH all’interno di un nodo validatore, con un rendimento che storicamente oscilla tra il 3,5% e il 4%.

Ma da dove deriva questo rendimento? Questa strategia è veramente a basso rischio? Come si mettono in staking gli ETH?

Risponderemo a queste ed altre domande nell’approfondimento di oggi. Quindi, mettetevi comodi e cominciamo!

ETH e lo staking

Per iniziare, cerchiamo di comprendere cosa sia ETH e cosa significhi metterlo in staking.

ETH è l’abbreviazione di Ether, ovvero la moneta nativa della blockchain di Ethereum. Questa è utilizzata per pagare le commissioni di rete all’interno di questa chain ed è un tassello fondamentale anche per la sicurezza, in quanto Ether rappresenta un potere di voto all’interno della governance di Ethereum.

Il 15 settembre 2022, questa chain ha subito un cambiamento radicale nel suo funzionamento, passando da un algoritmo di Proof of Work (PoW) a uno di Proof of Stake (PoS).

Ma che significa?

Ogni blockchain necessita di un sistema decentralizzato che ne garantisca il funzionamento e la sicurezza. La PoW, introdotta da Bitcoin nel 2008, è stata la prima soluzione ideata per proteggere una blockchain e si basa sul lavoro dei miners, argomento che abbiamo approfondito in questo precedente articolo.

Il lavoro del miner, semplificando al massimo, consiste nel proteggere la rete fornendo la propria potenza di calcolo in cambio, ovviamente, di una ricompensa.

Inizialmente, anche Ethereum utilizzava la PoW, avendo dunque i suoi miners che verificavano le transazioni e mantenevano sicura la rete.

Tuttavia, come accennato, tutto è cambiato nel settembre 2022, quando Ethereum ha completato il tanto atteso “Merge“, adottando la PoS e abbandonando la PoW.

La Proof of Stake

La PoS, al pari della PoW, è un meccanismo utilizzato dalle blockchain per mantenere la sicurezza e validare le transazioni. A differenza però della sua controparte, la PoS non richiede potenza computazionale (quella usata dai miners) per validare e generare nuovi blocchi.

Questo compito è affidato a coloro che possiedono la moneta della blockchain, in questo caso ETH, e che mettono in gioco una certa quantità di queste monete come deposito a garanzia della rete.

Questi partecipanti, denominati validatori, sono gli equivalenti dei miner nella PoW e quando parliamo di “mettere in gioco”, ci riferiamo al processo di staking.

Creare il proprio nodo validatore però non è molto semplice, innanzitutto perché servono almeno 32 ETH, ovvero circa 107.000 dollari come requisito minimo.

Serve inoltre un computer o un hardware che possa rimanere sempre acceso e connesso ad internet.

Questi problemi di complessità però sono stati risolti dalle dApp di liquid staking, che vedremo al termine di questo articolo.

Il ruolo dei validatori

Abbiamo detto che chi mette in staking i propri ETH svolge un ruolo simile a quello dei miners nella blockchain di Bitcoin. Se però, nel caso dei miners di BTC il lavoro è ben chiaro (ovvero fornire potenza di calcolo), potrebbe essere meno evidente quale sia il lavoro degli staker e perché dovrebbero ricevere una ricompensa.

Attualmente, per mettere in staking i propri ETH e creare un nodo validatore, sono necessari almeno 32 ETH, che devono essere bloccati in uno smart contract.

Creare un nodo e mettere in staking gli ETH permetterà al validatore di compiere i seguenti lavori:

  1. Validazione delle Transazioni: Verificare l’autenticità delle transazioni e la conformità alle regole della rete.
  2. Creazione di Blocchi: Proporre nuovi blocchi quando vengono selezionati.
  3. Voto su Proposte di Blocchi: Partecipare alla decisione su quali blocchi aggiungere alla blockchain.

Tuttavia, essere dei nodi validatori comporta anche dei rischi, come la possibilità di perdere parte del proprio stake a causa del cosiddetto “slashing“.

Se infatti il nodo validatore va spesso offline o agisce in modo malevolo, compromettendo così la continuità e stabilità della rete, la rete lo punisce, sottraendoli parte delle monete che ha messo in gioco.

Le ricompense per i validatori

I validatori di Ethereum, per il lavoro che svolgono, vengono ricompensati principalmente in due modi:

  1. Commissioni di Transazione: Una parte delle commissioni pagate dagli utenti per le transazioni sulla rete Ethereum viene distribuita ai validatori.
  2. Emissione di nuovi ETH: Similmente alla ricompensa per blocco della PoW, i validatori ricevono l’inflazione dei nuovi ETH come incentivo.

Attualmente, circa 2.5k ETH vengono creati ogni giorno, una quantità ridotta del 90% rispetto al periodo pre-PoS.

Il rendimento dello staking

Di recente, Ethereum ha raggiunto il traguardo di un milione di nodi validatori attivi, numero incredibilmente grande che rende questa una delle chain più decentralizzate al mondo.

Negli ultimi mesi, abbiamo visto un rendimento medio dallo staking di ETH intorno al 4%.

Come accennato in precedenza, il rendimento ottenuto dallo staking non è un numero fisso, ma fluttua a seconda di diversi fattori; nonostante ciò, per il periodo attuale, il 4% si è dimostrato un tasso di rendimento relativamente stabile.

È inoltre fondamentale capire che il rendimento percentuale del quale stiamo parlando è pagato in ETH. Ciò significa che, se iniziate con un investimento di 100 ETH in staking, prevedibilmente finirete con un totale di circa 104 ETH al termine dell’anno, indipendentemente dal valore, in euro o dollari, che ha ETH.

Il liquid staking

Per finire, come anticipato prima, affrontiamo la questione su come effettivamente si possano mettere in staking gli ETH.

Abbiamo capito che creare un nodo personale non è la strada più semplice e richiede disponibilità economiche e conoscenze non alla portata di tutti.

Quindi come faccio a partecipare allo staking?

La via più semplice è farlo tramite quelle che vengono chiamate dApp di “liquid staking”, come Lido o RocketPool.

Il compito di queste dApp è quello di unire gli ETH di alcuni utenti, che magari non arriverebbero mai a 32 ETH e creare un nodo “comunitario”, gestendo l’hardware e tutte le complessità.

Oltre a questi vantaggi, queste dApp offrono anche un derivato liquido, ovvero una ricevuta del deposito di ETH che si è completato e che è utilizzabile all’interno della DeFi.

Se vuoi approfondire questo argomento ti consiglio di leggere questo articolo dedicato alle dApp di liquidi staking.

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