Derivati in DeFi: un trend in crescita

I derivati sono strumenti fondamentali all'interno di qualsiasi mercato. Facciamo ora un focus sulla situazione attuale nella DeFi.

Cosa sono i derivati?

I derivati finanziari sono strumenti ampiamente utilizzati nella finanza tradizionale e stanno gradualmente arrivando anche nella finanza decentralizzata. Ma cosa sono esattamente e perché, in alcuni casi, conviene utilizzarli?

I derivati sono prodotti finanziari il cui valore deriva da un altro asset chiamato in termine tecnico underlying asset. Parlando in termini blockchain, potremmo dire che i derivati sono come layer 2 che si appoggiano alla blockchain principale. Prendiamo ad esempio il derivato più scambiato in DeFi, quello su Bitcoin. L’obiettivo di questo strumento è quello di rappresentare sempre il prezzo dell’asset sottostante, in questo caso BTC. Potreste chiedere perché allora non utilizzare direttamente Bitcoin spot. In realtà, i derivati sono generalmente molto più economici in termini di commissioni rispetto al trading dell’asset reale. Inoltre, i derivati consentono l’utilizzo di strategie di leva finanziaria che non sono praticabili nel mercato spot oltre ad offrire generalmente mercati più liquidi rispetto alle loro controparti.

Quali tipi di derivati esistono?

Gli strumenti derivati possono essere utilizzati principalmente a tre scopi: per la copertura, per la speculazione (con l’uso della leva finanziaria) e per l’arbitraggio. Essi vengono principalmente utilizzati con futures, forward, opzioni e swap.

In breve, i contratti forward e futures sono accordi derivati che coinvolgono due parti che si accordano per acquistare o vendere un’attività specifica a un prezzo stabilito entro una certa data futura. Le opzioni sono contratti che concedono all’acquirente l’opzione di acquistare o vendere (a seconda del tipo di contratto detenuto) l’attività sottostante. A differenza dei futures, il titolare non è obbligato ad acquistare o vendere l’attività se decide di non farlo. Infine, lo swap è un contratto in cui le due parti, A e B, concordano di scambiarsi somme di denaro (tipicamente la differenza tra di loro) secondo i termini del contratto stesso. Uno swap diventa uno swap di copertura quando viene utilizzato per proteggersi dalla volatilità di una specifica attività nel tempo.

Overview dei derivati in DeFi

Ora che abbiamo compreso cosa sono i derivati, cerchiamo di capire come questo ecosistema si sta sviluppando anche nella DeFi. Come accennato in precedenza, nel mercato tradizionale i derivati superano ampiamente i volumi di scambio dei prodotti spot per i vantaggi precedentemente citati. Se vogliamo che la DeFi maturi e venga considerata una proposta seria rispetto alla finanza tradizionale, lo sviluppo di prodotti derivati è la base da cui partire. Attualmente, lo strumento maggiormente utilizzato, come vedremo più avanti, è quello dei futures, con altre categorie di derivati che stanno emergendo in questo periodo. Se visitiamo il sito DeFiLlama nella sezione “Categories”, possiamo cercare quella dei “Derivatives“. Tra le varie categorie di prodotti, come il lending, i DEX o i Bridge, la categoria dei derivati si posiziona all’ottavo posto per Total Value Locked (TVL). In totale, tutte le dApp che rientrano in questa categoria raccolgono 1,4 miliardi di TVL, che rappresenta poco più del 3% rispetto al TVL totale della DeFi, attorno ai 44,8 miliardi. Tuttavia, questo numero sta dimostrando un trend di crescita costante, nonostante il periodo, il che fa ben sperare per i protocolli al suo interno.

Quali sono le principali dApp in DeFi?

Come accennato, stiamo parlando dei derivati in DeFi, ovvero nella finanza decentralizzata. All’interno di questa analisi non affronteremo tutti quei derivati crypto proposti da enti centralizzati come Binance o KuCoin. Binance è il più grande exchange di derivati sulle criptovalute, con una quota di mercato del 59,8% e un volume di scambi di derivati pari a 1.763,3 miliardi di dollari solo nel mese di marzo 2023. Al momento, il leader incontrastato per i derivati in DeFi è GMX, un exchange decentralizzato che consente il trading sia spot che di derivati di diverse criptovalute.

Per un’analisi più dettagliata di questo DEX, è possibile visitare la pagina dedicata a GMX Analytics, dove si possono ottenere dati interessanti come il volume giornaliero medio di scambio, che si attesta intorno ai 300 milioni di dollari. Un’altra dApp importante quando si parla di derivati in DeFi è DyDx, che ha un TVL di 357 milioni di dollari e, esattamente come GMX, consente il trading di futures perpetual su moltissime criptovalute. Infine un’altra dApp meritevole di attenzione è Ribbon Finance, leader nel settore delle opzioni.

Il futuro di questo settore

Come accennato in precedenza, un mercato diventa maturo quando offre anche un ampio mondo dei derivati. Questi portano vantaggi incredibili ai trader, ma bisogna ricordarsi anche dei rischi che si corrono nell’utilizzarli. In particolare, come penso ormai sia chiaro, non si sta acquistando l’asset sottostante quando si acquista, ad esempio, il futures su Bitcoin. Ciò significa che stiamo acquistando qualcosa che ha valore perché chi emette quello strumento gli attribuisce quel determinato valore, ma non si avrà mai la sicurezza di quando si acquista l’asset spot, dove non c’è bisogno di fidarsi di nessuno. Inoltre, la leva finanziaria è un’arma a doppio taglio che permette ai trader di esporsi al mercato con capitali maggiori, ma può anche portare a perdere molto velocemente i capitali investiti. Tuttavia, a lungo termine, il settore dei derivati è in crescita e continuerà a crescere nei prossimi mesi. Ogni giorno nascono nuove dApp che cercano di portare nuovi strumenti derivati in DeFi e nel prossimo futuro non è impossibile che una parte dei miliardi di volumi attualmente catturati dagli exchange centralizzati passi agli exchange decentralizzati.

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