Bitcoin, Altcoin e altri modi di classificare le Cryptovalute

Le Cryptovalute sono tante, potenzialmente infinite, per questo son stati definiti alcuni metodi di catalogazione.

Introduzione

A prescindere dal tipo di blockchain, di Cryptovalute ne esistono tantissime. Potenzialmente chiunque può creare una nuova crypto e sempre più esistono servizi che permettono di farlo in maniera molto semplice e rapida.

Per catalogare e capire meglio ogni tipo di crypto son stati inventati differenti metodi di classificazione. Ci sono moltissimi modi di catalogare le crypto e in questo articolo ne riportiamo alcuni.

Partiamo subito con sfatare un mito: ogni crypto può essere catalogata con tutti i filtri che vedremo.

Per usare una similitudine: se prendiamo un gruppo di persone e le dividiamo fra più alti di un metro e cinquanta e più bassi, poi possiamo dividerli anche per colore dei capelli.

Le classificazione che utilizziamo sono totalmente trasversali l’una all’altra.

Differenza fra Bitcoin e Altcoin

Bitcoin rappresenta l’inizio di una nuova era. Rappresenta un cambiamento epocale dal quale non potremo più tornare indietro.

Prima di Bitcoin non esisteva né il concetto di Criptovaluta, né il concetto di Blockchain.

Un giorno un personaggio misterioso, donna, uomo, un singolo o un collettivo, questo non lo sa nessuno, ha buttato lì un whitepaper, all’interno del quale in 9 pagine si elencavano gli elementi per una rivoluzione mondiale.

Per questo la prima differenziazione si fa fra Bitcoin e tutte le altre cryptovalute che vengono chiamate Altcoin, ossia tutto ciò che è “altro” e differente da Bitcoin.

Differenza fra Stablecoin e non stable

Le stablecoin sono le criptovalute che sono legate, in gergo peggate, a una FIAT currency o a una commodities o a un’altra cryptovaluta.

Una FIAT currency sarebbe una moneta come il dollaro o l’euro o la sterlina (ne abbiamo parlato qui), mentre una commodities sarebbe l’oro o l’argento o altre materie prime.

Si parla di “stable” perché l’obiettivo è essere stabili rispetto al valore dell’asset a cui sono peggate.

Esistono differenti meccanismi per creare stablecoin, alcuni sono più sicuri, altri sono più rischiosi, alcuni sono più centralizzati altri più decentralizzati.

Essendo un concetto davvero importante ne abbiamo parlato in maniera approfondita in questo articolo.

Tutto ciò che non è stable è volatile e segue meccanismi di regolazione del prezzo differenti.

Differenza fra token e coin/moneta

Spesso vengono usati come sinonimi e solitamente non è nemmeno un problema, ma è importante conoscere e capire la differenza fra token e coin (o “moneta”, è la stessa cosa).

Su ogni blockchain possono essere definite differenti cryptovalute, potenzialmente infinite, ma solo una di queste è la cryptovaluta nativa della specifica chain, tutte le altre sono definite come contratti che vivono all’interno della chain.

Facciamo un esempio con Ethereum.

Su Ethereum abbiamo Ether (ETH) che è la coin nativa della chain. Quando vengono spostati Ether da un wallet a un altro la blockchain registra questa movimentazione e richiede una commissione (sempre in Ether).

Rimaniamo su Ethereum e prendiamo una qualsiasi altra cryptovaluta, per esempio USDC (stablecoin). USDC è un token perché è definito all’interno di uno smart contract che lavora su Ethereum (successivamente poi anche su altre chain).

Ogni volta che si vogliono spostare degli USDC da un wallet a un altro, viene fatta una richiesta allo smart contract che esegue la richiesta tramite la Ethereum Virtual Machine. Anche in questo caso bisogna pagare una commissione per eseguire l’operazione e anche in questo caso si paga in Ether.

Capite quindi che un token usa l’infrastruttura di un’altra blockchain per esistere ed essere eseguito.

La domanda che sicuramente vien fuori è: perché USDC non crea una propria blockchain?

Perché è molto costoso sviluppare una blockchain nuova e soprattutto perché, prima dell’avvento di COSMOS (di cui abbiamo parlato qui), mettere in connessioni due differenti chain non era per niente semplice.

Gli sviluppatori di un progetto possono anche scegliere di far partire un progetto con un token e poi, eventualmente, evolverlo in una coin.

Un esempio illustre è Crypto.com (guida completa qui).

CRO è partito come token, definito all’interno di smart contract su Ethereum. Successivamente, poiché il progetto è cresciuto molto, hanno deciso di sviluppare una blockchain specifica che si chiama Crypto.org chain.

A quel punto hanno messo a disposizione un tool tramite il quale era possibile burnare (ossia bruciare, cancellare) i token dallo smart contract su Ethereum e farseli assegnare come coin su un nuovo indirizzo all’interno della Crypto.org chain.

Piccolo spoiler: attualmente COSMOS ha reso così facile creare nuove blockchain, che suggerisce a chiunque voglio lanciare un nuovo progetto e una nuova cryptovaluta di creare una nuova blockchain e dunque una nuova coin e non un nuovo token.

Classificazione per tipo di utilizzo

Le cryptovalute possono essere anche catalogate sulla base del tipo di progetto per cui son state create.

Per esempio ci sono quelle che afferiscono a progetti relativi al Metaverso, altre a progetti relativi al Gaming, altre relative a progetti di Storage, altre sono Fan Token.

Meme coin o shit coin

Sono tutte quelle Cryptovalute che non hanno un progetto reale alle spalle. Sicuramente avrete presente SHIBA INBU o FLOKI INU (o altre schifezze del genere).

Detenerle non ha alcun fine pratico, se non quello di sperare o scommettere su un rialzo repentino dato dall’hype generato da personaggi famosi, influencer oppure semplicemente dalla community che si accorda per comprarla in uno stesso momento e attrarre così l’attenzione di esterni.

Questo contenuto è frutto del lavoro di persone che amano il mondo Crypto. Seguici sui nostri canali!
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